Psicoterapia

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Abusi in famiglia: Cherchez la femme – Marco Casonato

QUADRIMESTRALE
DIRETTO DA MARCO CASONATO
REG. TRIB. DI URBINO
N. 215 DEL 25-06-2004
ISSN 1123-766X

Libreria C.U.E.U. delle Edizioni QuattroVenti

+39-07222588

*Marco Casonato, Università Milano-Bicocca, Presentato all’incontro su “Il Trauma al Lobster” Russian Corner, Forte dei Marmi, 27 luglio, 2017

Sovente i pazienti preferiscono una spiegazione drammatica e semplificatrice per la loro sofferenza: preferiscono cioè divenire l’ ‘eroe’ della loro narrativa; ed il terapeuta, divenuto a sua volta narratore del ‘trauma’, ne trae sollievo perché si allontana dal riconoscimento delle miserie umane per condurre viceversa il paziente in un percorso di ‘vittima’ narcisisticamente eroico.
Il trauma infatti conferisce uno status eccezionale di ‘vittima’ cui oggi si attribuisce considerevole desiderabilità sociale e merita un privilegio speciale.
Infatti il trauma non è più una questione di sofferenza, ma riguarda soprattutto l’ immaginazione, cioè non è una mera vicenda dolorosa da lenire, ma una serie di sotto-storie che coinvolgono altruismo, vendetta, danno. Il trauma inoltre è divenuto anche una sorta di accesso ad un percorso iniziatico che conduce alla ‘vera esperienza’; è il topos ove voyeurismo e testimonianza si intersecano in un torbido abbraccio. E’ l’alternativa narcisisticamente gratificante alle mere storie di sofferenze che non siano drammatiche, ma molto umane, abbastanza comuni e banalmente tristi o confuse come Freud lucidamente riconosceva nella ‘normalità’ comparata alla sofferenza nevrotica.

Ferenczi: il nuovo eroe femminista

La ‘riscoperta’ del lavoro di Sandòr Ferenczi ha guadagnato terreno negli ultimi anni contribuendo a modellare il modo in cui i terapeuti approcciano i loro pazienti da ‘traumatizzati’ affetti cioè da una nuova narrativa.
Come scrive Sulloway (1979), Freud costruì una mitologia su di sé: egli doveva essere un eroe che combattevava contro il sistema, la classe medica viennese e la crudele psichiatria dell’epoca. Anche Jung (Noll, 1994) fece altrettanto. La psicoanalisi ha infatti bisogno di miti e mitologie perché esse fanno intrinsecamente parte del sistema dei fattori terapeutici tanto quanto i componenti della magia secondo i criteri enunciati dall’antropologo Claude Levi-Strauss (1963).
Nei primi anni ’80, quasi mezzo secolo dopo la sua morte, Sandòr Ferenczi – probabilmente il miglior clinico psicoanalitico – è stato scelto per diventare un nuovo moderno eroe psicoanalitico che combatteva nuovamente contro il sistema e le istituzioni psicoanalitiche secondo il pattern già usato con successo per Freud.
Infatti “i detrattori di Freud, come Jeffrey Masson, hanno resuscitato Ferenczi come eroe sconosciuto della teoria della seduzione: l’analista che ha osato dire la verità sulla frequenza degli abusi sui bambini e il cui lavoro è stato soppresso per la sua apostasia” (Thurschwell, 1999 p.150). Ma si tratta solo di una ‘riscrittura’ della storia che viceversa vogliamo meglio narrare.
Approcciando le ultime controverse idee di Ferenczi, è meglio distinguere, assai nettamente, tra le sue idee innovative e le riletture troppo tarde del suo lavoro che ritengo siano state l’ultima violenza su di lui da parte di un nuovo ‘mainstream’ composto di ‘nani sulle spalle del gigante’.
Nella costante ricerca di nuovi guru o di ‘santi’, la ‘svolta di Ferenczi’ sembra prevalentemente una ri-scrittura del suo lavoro e soprattutto la creazione di una nuova mitologia psicoanalitica: Ferenczi lo psicoanalista ‘femminista’ che combatte il potere patriarcale di Freud.
La creazione di questa mitologia è iniziata tra gli anni ’70 e ’80, quando la grande e ultima crisi della psicoanalisi ha cominciato a mordere negli Stati Uniti. I principali protagonisti e attrici di questa cosiddetta ‘svolta’ furono Jeffrey Moussaief Masson, Diana Russell, Catherine McKinnon, e Alice Miller e poi tanti altri che rapidamente si affrettarono a saltare sul confortevole carro. È in effetti una operazione storico-teorica di qualità da settimanale femminile e proprio per questa natura ha potuto essere diffusa in modi capillari e trovare anche sponsors.
Sue Shapiro (2002) propone una buona sintesi della visione “femminista” di Ferenczi presentato come nuovo moderno eroe in lotta contro il patriarcato freudiano. Shapiro scrive: “Per tutta la controversia che circonda l’Assalto alla verità di Masson (1984), gli dobbiamo moltissimo per avere riaperto questo argomento, richiamando il brillante scritto di Ferenczi del 1933 su La confusione delle lingue – Altrimenti sconosciuto come l’opera di Ferenczi – all’attenzione di tanti analisti.” (Shapiro 2002, p 223). Shapiro ci dà in effetti una lettura ‘femminista’ di Ferenczi basata principalmente sull’ideologia di Diana Russell (1986) e Catherine McKinnon (1987) che era anche la fidanzata-attivista di Jeffrey Masson (Smith D, 1993). Nel volume A dark science (Masson, 1986) nei ringraziamenti viene citata a chiare lettere come ispiratrice la Russell e la prefazione è scritta dalla McKinnon che rilancia i dati (scarsamente attendibili) della Russel e le grottesche teorie della Dworkin.
Sue Shapiro scrive che Ferenczi, ribaltando Freud, “ha affermato che la maggior parte dei pazienti che ha visto negli ultimi anni era oggetto di abusi sessuali e fisici” (Shapiro 2002, p 223). Questo come vedremo è solo un falso storico che sostituisce il femminismo alla metapsicologia freudiana: non pare infatti esserci limite al peggio riguardo la teoria psicoanalitica.
Seguendo la Shapiro la distorsione femminista del lavoro di Ferenczi continua. Ora, infatti, il lavoro di Ferenczi del 1933 diventa uno “scritto sull’abuso sessuale”. Shapiro procede senza dirci che lei usa i parametri decisi principalmente da Diana Russell nella sua opera editoriale volta ad estendere il significato di ‘Abuso sessuale’ quanto più possibile. La Russell ha infatti introdotto alcune nuove sottocategorie: molestie sessuali, stupri coniugali, femminicidio e così via. Tutti i suoi dati sono stati fortemente criticati perché basati su campioni statistici erronei e categorie troppo generiche funzionali però a far lievitare i numeri. Diana Russel (1986) è stata anche costretta ad una parziale ritrattazione dei suoi dati fallaci e fuorvianti nella nuova introduzione scritta per la seconda edizione del suo libro ‘The Secret trauma’ (1986). In realtà Ferenczi ha speso solo poche parole sulla violenza sessuale sui bambini (circa due mezze righe) come uno tra i molti fattori possibili, senza dargli affatto la preminenza che il movimento femminista, ed il nuovo mainstream psicoanalitico, gli volle attribuire insieme e grazie ai buoni uffici di Masson.
Ferenczi specificatamente cita “adulti patologici, soprattutto se disturbati nel loro equilibrio e nell’autocontrollo da qualche problema o dall’uso di droghe inebrianti ” (Ferenczi 1933, pg.201 [1988]). Tale notazione è piuttosto tipica e ancora valida (vedi infatti Barnhill 2014 DSM 5 Manuale dei casi clinici paragrafo pedofilia; ed inoltre il capitolo del DSM5 sull’abuso sessuale), ma appare ben diversa dalla prospettiva femminista che vede abusi in ogni atto più banale.
Vediamo molto bene la distorsione femminista degli scritti di Ferenczi quando Shapiro scrive: “Nel suo scritto sull’abuso sessuale, Ferenczi sottolinea l’importanza di distinguere tra eventi reali e fantasiosi sia nell’infanzia che all’interno della stanza di consultazione” (Shapiro 2002, p. 224). Ma Ferenczi non scriveva affatto di abusi sessuali (oltretutto il termine non esisteva neppure né in tedesco, né in ungherese). Le sue erano in realtà osservazioni molto più profonde di alcune sottili dinamiche all’interno di una vasta gamma di eventi avversi (traumatici) sperimentati durante le interazioni figlio-adulto. Questo potrebbe provocare un trauma: le violenze o persino le seduzioni possono diventare – dal punto di vista di Ferenczi – traumatiche in alcune circostanze. Ciò è molto lontano dal mantra femminista che mistifica le osservazioni cliniche di Ferenczi. Inoltre, l’attenzione di Ferenczi al ruolo di fatti traumatici è iniziata sistematicamente circa dieci anni prima con il suo libro scritto con Rank (Ferenczi, Rank, 1924) ed ancor prima riguardo alle ‘nevrosi di guerra’, e non come asserito dal nuovo mainstream solo nel 1931-2.
La mitologia femminista sulle scoperte di Ferenczi continua considerando il ruolo presunto di un ‘necessario’ co-eroe femminile nello stimolare gli sviluppi rivoluzionari del grande uomo Ferenczi: “…la Severn, come Anna O., merita il riconoscimento di co-creare uno dei principi fondanti della pratica psicoanalitica contemporanea…” (Shapiro S. 2002, p.224). È il mantra femminista di ‘una grande donna dietro il successo raggiunto da ogni grande uomo’. Nella realtà, basti pensare alla moglie di Einstein, ai grandi uomini, le donne sovente sono di grave impedimento.
La mitologia femminista che, in quei tempi, era parzialmente clonata da quella leninista, prevede anche le donne contro-rivoluzionarie potenzialmente traditrici; scrive Shapiro : “È interessante notare che Clara Thompson, che ha presentato il lavoro di Ferenczi sul controtransfert (considerato all’epoca un fenomeno paranormale), ha trascurato di importare le sue idee sull’abuso sessuale” (Shapiro S. 2002, p.224). Ma come abbiamo visto Ferenczi non aveva speciali idee sull’abuso sessuale di cui, come detto, non esisteva neppure la nozione. E Sue Shapiro naturalmente non ci dice che la Severn era un caso borderline molto grave (definita “schizofrenica” da Ferenczi come RN nel Diario clinico) che lavorava in precedenza come ‘Medium’, ‘Chiaroveggente’, ‘Metafisica’ e anche come ‘Guaritore’ senza alcuna qualificazione accademica avendo anche cambiato il proprio nome (un viraggio?) al momento di iniziare la sua nuova carriera insieme a ‘una nuova vita’ nella parapsicologia; ella era anche stata sottoposta a diversi trattamenti e ricoveri psichiatrici, mentre Clara Thompson era una psichiatra professionista conosciuta a New York e l’assistente più qualificata di Harry S. Sullivan.

Masson e la Dark Lady

Masson non considerò in modo adeguato alcuni passaggi del Diario Clinico (contenenti i dubbi di Ferenczi sulla ‘realtà’ delle narrazioni della Severn). Invece Masson sostiene la leggenda femminista: “In ogni caso discusso in queste pagine, Ferenczi collega la nevrosi agli abusi sessuali subiti nell’infanzia (che credeva fossero molto più comuni di quanto chiunque fosse disposto a credere)” (Masson , 1984, p.145). Ma questi casi erano sempre [le idee del]la Severn (1) sotto diverse spoglie: diverse generiche voci del Diario Clinico riferibili alla Severn, il caso RN e la figlia della Severn, Margaret, raccontatagli dalla madre durante il trattamento, ma descritta come propria paziente e persino dei ‘ricordi’ di Ferenczi stesso emersi nell’analisi reciproca effettuata dalla Severn su di lui.
Elisabeth Severn pensava infatti che la figlia fosse stata abusata come lei stessa credeva di esserlo stata. In verità Ferenczi dubitava persino degli improbabili ricordi di Elisabeth risalenti a quando era addirittura un bebè. Inoltre Elisabeth Severn (1933) narrerà di sé stessa come fosse un suo
‘paziente’ nel suo libro (Severn, 1933) e scrive anche di sua figlia Margareth come fosse anch’essa una propria paziente ‘abusata’. Ma questa apparente coorte di casi clinici è sempre e solo Elisabeth Severn ed è questa la base ‘clinica’ della teorizzazione femminista sugli ‘abusi in famiglia’ oltre alle ‘ricerche’ della Russell. ‘Riscoprire’ (e manipolare) Ferenczi è iniziato dunque con l’impresa di Masson che appunto scrive: “Ferenczi cominciò a diventare sempre più certo che la fonte della nevrosi era in seduzioni sessuali subite dai minori nelle mani di coloro che erano più vicini a loro” (Masson, 1984, p.145). Questa evoluzione intellettuale sarebbe culminata nello scritto, ‘Confusione delle lingue’, che secondo Masson sarebbe “stato, per molti aspetti, il gemello dell’Etiologia dell’ Isteria (1895) di Freud.” (Masson, 1984, p.145).
Nel suo libro Masson scriverà anche un paragrafo intitolato in modo fuorviante “Il diario inedito di Ferenczi” (Masson, 1984, pg.147), e più avanti Masson parla anche di ‘Diario segreto’. Ma Ferenczi non ha mai scritto un diario di questo tipo. E’ stata Judit Dupont a inventare il titolo ‘Diario clinico’ quando ha pubblicato quel dattiloscritto senza titolo lasciatole da Balint; ma Masson ci suggerisce l’idea che si tratti di un vero e proprio ‘diario segreto’, che sarebbe un tipo molto speciale di narrazione che differisce dalle note sistematiche: “I temi principali di questo diario, non ancora pubblicati, sono la prevalenza del trauma da seduzione sessuale nell’infanzia dei suoi pazienti ” (Masson, 1984, p.145). Divertente a dirsi, come una commedia, quasi tutti i presunti casi clinici che collegano la sofferenza psichica ad un abuso sessuale asserito sono stati generati nel trattamento di Elisabeth Severn (sia come RN, che come generiche vignette e sogni nel Diario Clinico senza collegamenti espliciti a un nome specifico di paziente, ma facilmente riconoscibili). Si aggiungono altre ‘associazioni’ sempre di Elisabeth circa la figlia di cui aveva supposto un ‘abuso’ da parte del nonno e persino associazioni di Ferenczi stesso durante l’analisi reciproca su una ipotetica ricordata seduzione da parte della sua baby-sitter. Più di cinque ricordi di abuso e sogni traumatici sono stati inseriti come ‘casi’ diversi, ma è sempre la Severn che ritorna con diverse maschere. Questa è la vera storia dell’ampio ‘campione’ di pazienti supposti ‘abusati’ di Ferenczi secondo Masson su cui si fonderebbero le moderne conoscenze sugli abusi. Perciò che “l’insistenza tenace di Ferenczi sulla verità di ciò che gli hanno detto i suoi pazienti gli sarebbe costata l’amicizia di Freud” (Masson, p.148) è solo mitologia propinataci da Masson.

La riscrittura di Ferenczi

Il lavoro fatto da Masson trasforma l’interesse dello psicoanalista ungherese per la psicopatologia di condizioni psichiatriche gravi (soprattutto croniche) nel mantra femminista oversemplificato sull’incesto e l’abuso sessuale in ogni dove. Masson scrive: “Il fuoco principale del documento di Ferenczi è la realtà degli assalti sessuali sui bambini piccoli…” (Masson pg.148)2. Ma Masson considera solo i parametri stabiliti dalle teorie femministe sull’incesto: “un’accurata interpretazione di ciò che a volte avviene nell’incesto (come ora sappiamo da tanti libri recenti su questo argomento, ad esempio, The Secret trauma di Diana Russell [1986]) “(Masson, 1988, p. 81). In realtà, Russel ha fatto una completa “riscrittura” dei rapporti sessuali tra donne e uomini. Interessante notare che Masson ha scritto in una nota a piè di pagina la ‘propria’ traduzione del titolo dell’articolo originale in tedesco di Ferenczi, ma aggiungendo qualcosa di importante in parentesi quadre: “Le Passioni [sessuali] degli adulti e la loro influenza sullo sviluppo…”(Masson, 1984, nota a piè di pagina, pg.283). Il titolo invece ha perfettamente senso anche senza quel (‘sex’) tra parentesi. Masson così facendo in effetti cambia il significato del titolo dell’articolo originale portandolo nel regno del sesso cui non appartiene, perchè il titolo riguarda i misattunements.Siamo condotti da Masson nell’universo dell’abusare’ invece dell’originale ‘misattunements’ (più corretto rispetto all’idea di ‘Confusione delle lingue’ proposta da Ferenczi) tra adulti e bambini e la loro rilevanza per lo sviluppo sessuale e del carattere. Infatti “la ricostruzione storica di Masson non è adeguata alle proprie prove. La tesi è spesso poco chiara e le conclusioni teoriche che trae si basano su un equivoco non solo sulla psicoanalisi e sul ruolo della fantasia, ma anche, ironicamente, sulla teoria della seduzione “(Skues 1987, p. 305).

Politica psicoanalitica

Il 1° novembre 1982, due anni prima della pubblicazione di ‘Assault on truth’ – a Berkeley – Janet Malcom ha incontrato Jeffrey Masson e Alice Miller per un aperitivo ed ha assistito ad un’alleanza. La Malcom scrive: “..Alice Miller, una psicoanalista svizzera, autore di un libro intitolato Prigionieri dell’infanzia, che era un bestseller in Germania recentemente uscito in traduzione…” (Janet Malcom, 1984 p.13). Quello che è interessante è l’alleanza di fatto fra i due. “Alice Miller, ha spiegato Masson, è il suo unico sostenitore rimanente” (Janet Malcom, 1984 p.14).
Secondo la registrazione Masson disse: “Alice Miller, che condivide le mie idee e quindi non può più chiamarsi analista freudiana, era l’unica persona che aveva il coraggio di uscire allo scoperto per me. Mi ha inviato un telegramma di supporto e ha ottenuto un contratto per il mio libro con il suo editore tedesco… “(Malcom 1984 p.14). Le condizioni teorico-storiche riguardo alla cosiddetta ‘teoria della seduzione’ risalgono, diceva Alice Miller, a quel periodo nella preistoria della psicoanalisi durante il 1890 quando Freud iniziò a sostituire la teoria del trauma con la teoria della sessualità infantile e con la teoria dell’Edipo3. Possiamo aggiungere che questo è il risultato della sua autoanalisi, compresa l’analisi dei propri sogni. In una prospettiva più attenta non è vero che Freud abbia abbandonato la teoria del trauma-seduzione4, ma lo ha integrato con le teorie su ‘L’apparato psichico’, le unità, i desideri, le fantasie e così via. Nel trauma psichico l’evento ‘esterno’ non è sufficiente. Devono essere aggiunti processi interni, interpretazioni dell’evento determinati da desideri, impulsi, ecc.
La Miller ritiene che le motivazioni di Freud siano personali e tattiche. Il motivo personale di Freud – scrive la Miller – era il suo impegno per la famiglia patriarcale. Ciò gli avrebbe fatto sviluppare teorie che distolgono l’attenzione dai fatti degli adulti: cioè esattamente la tesi di Diana Russell e il mantra femminista sul presunto diffuso incesto e la violenza maschile nelle famiglie patriarcali (Russell, 1984, 1986). Alice Miller come Moussaief Masson immagina che questa negazione di ciò che semplicemente afferma la femminista Russell decenni dopo decenni sia andata avanti tra timorosi o corrivi psicoanalisti (proprio come successivamente sarà affermato del clero).
Lo sviluppo delle teorie psicoanalitiche sarebbe stato secondo la visione femminista dovuto ad un fine difensivo dalla prima ‘verità reale’ di Freud. Una Verità che Freud avrebbe abbandonato e che invece Alice Miller e Masson come nuovi eroi avrebbero ‘riscoperto’ coraggiosamente.
Ciò valorizzerebbe la verità storica intrinseca nel ricordo – che però raramente è quello che sembra (Loftus, Ketcham 1994). Alice Miller chiama ‘traumi sessuali’ i misattunements ‘edipici’ direbbe Freud, (‘incestuosi’ scrive la Miller) causati da insensibilità dei genitori perché ‘narcisisti’ o più seriamente disturbati – piuttosto che usare il concetto psicologico di seduzione. La seduzione implica l’erronea lettura (misattunement) degli impulsi sessuali edipici del bambino. L’abuso sessuale, invece, indica una qualche forma di attività direttamente dannosa di natura sessuale, senza specificare la natura del danno. La “Miller pensa che l’abuso sostanzialmente consista nel subordinare gli interessi dei figli alle esigenze narcisistiche degli adulti. Un genitore che usa un bambino per piacere proprio” (Grief, 1992 p.311). Si tratta cioè di banali genitori insensibili, o egoisti e non sempre di violentatori che sono assai rari. Persino Jeffrey Masson afferma della Miller: “Il suo libro non è molto profondo: non è accademico, ma è sulla buona strada, E le devo molto” (Malcom, 1984, p.14). “I libri della Miller sono destinati principalmente a essere ispiratori e popolari ma sembra che, in larga misura, non dispongano di un apparato concettuale coerente e preciso” (Malcom, 1984, p.14). Ma alla fine il problema fondamentale sollevato da Ferenczi non è l’abuso sessuale o l’incesto, ma tutti i tipi di interazioni ‘traumatiche’ misconosciute tra genitore e figlio durante lo sviluppo: ossia misattunements appunto quello che Ferenczi chiamava ‘confusione delle lingue’ e che sono state successivamente valorizzate sia da Kohut (1987) che dalla corrente intersoggettiva.

Rileggendo accuratamente Ferenczi

Contrariamente alle affermazioni di Masson, Freud non suggeri affatto che incesti e violenze sessuali su minori non si verificassero; piuttosto Freud sostiene che le relazioni violente e invasive “si verificano nella fantasia e nella realtà, e la psiche non può distinguere automaticamente tra questi due regni “(Thurschwell, 1999 p.150). Infatti “Freud non scarta mai la struttura e la logica della teoria della seduzione, che ritorna ancora e ancora. Per Freud non c’è differenza tra la realtà e la fantasia nei ricordi della seduzione “(Grief 1992 p.314) e lo scopo della psicoanalisi non è distinguere tra di loro e più in generale uno psichiatra non può distinguere in modo affidabile tra di loro perché esso si interfaccia principalmente con la ‘realtà psichica’.
Né Freud “…nega la realtà degli abusi sui minori. Ma la psicoanalisi, come Freud la concepisce, si preoccupa del regno della fantasia (non è l’opposto della realtà: aggiungo)…in questo ambito di relazioni si svolge il lavoro della psicoanalisi” (Thurschwell, 1999 p.150). Donald Spence (1982) ha chiarito molto bene la questione del tipo di storie di cui si occupa la psicoanalisi.
Infine la precedente teoria della seduzione (da cui deriva la posteriore idea di Trauma sessuale) di Freud era prevalentemente economica (metapsicologica), concentrandosi sull’incapacità dell’apparato psichico di eliminare l’eccitazione eccedente (Breuer e Freud, 1893-1895). Ma tali ipotesi metapsicologiche sono ancora presenti in Laplanche Pontalis (1967) nella definizione di “trauma”5. Il concetto economico di Trauma rimane cioè profondamente radicato nella metapsicologia del Progetto (1895) anche nei lavori di tempi molto successivi.
Viceversa le idee di Ferenczi sulla risposta del bambino al ‘trauma’ sono principalmente psicologiche e relazionali e non basate su principi economici palesi o nascosti. Nel trauma si considera una fissazione e attrazione verso il passato che non è molto lontana dal concetto di Besetzung di Freud nei suoi significati multipli. Ferenczi ha quindi sottolineato il significato degli eventi traumatici e dell’adattamento nel contesto del mondo interpersonale esperito del bambino. L’importanza che Alice Miller, Jeffrey Masson e Diana Russell attribuiscono impropriamente a un trauma (loro sono interessati solo a incesto o abuso sessuale) come ‘fatto storico’ esiziale avrebbero dovuto rendere urgente rileggere quelle domande che Freud ha autorevolmente evidenziato col suo Costruzioni nell’analisi (1937) la cui ignoranza da parte di tali ‘novatori’ tante sofferenze ha prodotto nelle vite familiari nel mondo occidentale. Domande del tipo: ‘cosa costituisce un evento’, come ‘convalidare un evento’ (il problema di ciò che accade e quello che sembra accadere), il problema dell’evento ‘storico’ e del distinguerlo da quello ‘psichico’, le distorsioni nella memoria di un evento, ecc. Gli autori pseudoferencziani non toccano mai seriamente questi problemi. Da Alice Miller, Masson e Diana Russell: “C’è una tendenza a trovare spiegazioni e cause esterne per varie miserie umane. La scrittura di Miller si inserisce piuttosto bene in (è giusto così) alcune attuali tendenze populistiche, almeno nella nostra cultura” (Brattemo, 1985 p.67). L’epoca attuale dei traumi narcisistici trova le sue fondamenta proprio nel discorso di Masson-Miller: “Non si deve biasimare la tua condizione. Non si ha alcuna responsabilità personale perché sei una vittima. Quindi non sentirti colpevole per te e non sentirti colpevole nell’accusare gli altri “(Brattemo, 1985 p.68). Dunque “Il desiderio per il ripristino dello stato idealizzato e il desiderio di distruggere la fonte della sofferenza – derivate dal narcisismo, non possono essere soddisfatte o sostenute senza impegno continuo e, in ultima analisi, distorsioni. Perché nessuno è nato in un ambiente perfetto…”(Reisner 2003b p.409). La vulgata ferencziana contemporanea è dunque sostanzialmente una falsificazione dell’opera del grande specialista ungherese.

Conclusioni

Concludendo la nostra disamina pare opportuno distinguere:
La seduzione ( Teoria della seduzione) che non è il medesimo concetto di ‘abuso sessuale’; la seduzione è infatti un’esperienza psicologica in cui si verificano in primo luogo misattunements (cioè confusione delle lingue).
Gli abusi sessuali sono stupri reali o molestie minori, ma molto concreti: toccare, palpeggiare, attività sessuale. Sembrano essere solo ‘crimini’ commessi da deviati, malati o intossicati (Allen, 2013).
Il trauma è il risultato psicologico di un evento avverso (dal terremoto allo stupro), verificato storicamente, accaduto in precedenza (DSM 5 avverte di evitare potenzialità circolarità).

Sul piano biografico il rapporto di Freud con Sándor Ferenczi e il lutto che seguirono alla sua morte nel 1933 hanno svolto un ruolo importante negli ultimi scritti freudiani. Freud inseguì un dialogo postumo con Ferenczi cercando di risolvere le complesse questioni teoriche da lui poste tra il 1930 e il 1932. Questo lavoro ha portato Freud anche ad una revisione della sua teoria del trauma: in Costruzioni nell’analisi (1937), Freud si avvicinò al complicato problema di ricostruire eventi storici nella vita di una persona. Emerge cioè un nuovo paradigma analitico: quello delle costruzioni in analisi (Spence, 1982) cioè gli approcci relazionali contemporanei. L’attività di co-costruzione dei significati clinici sembra l’alternativa contemporanea più efficace e praticabile rispetto all’analisi reciproca sperimentata abbastanza malamente da Ferenczi con il caso RN (Severn) ed è strettamente legata alla nozione di costruire una verità storica ancorata nel passato, anche se non deve essere confusa con esso. I fatti sono ‘scomparsi’, ciò che rimane sono costruzioni alternative e più o meno utili. Quanto è importante negli ultimi articoli di Ferenczi non è se le sue soluzioni siano giuste o sbagliate, ma i problemi clinici ‘futuristici’ che pose.
Citando il filosofo ungherese Polany possiamo tracciare uno schizzo della teorizzazione clinica di Ferenczi e cogliere una ‘fotografia’ della sua personale attitudine di studioso: colui che conosce non si distingue dall’universo, ma vi partecipa personalmente. Le nostre abilità intellettuali sono cioè guidate da un interesse appassionato che motiva la scoperta. Secondo Polanyi, uno scienziato non solo identifica i modelli, ma sceglie anche le domande significative che potrebbero condurre ad una soluzione del problema. Per Polany come nel caso di Ferenczi gli innovatori rischiano la reputazione avanzando un’ipotesi ardita.
Le problematiche teoriche e cliniche sollevate da Ferenczi sono state analizzate molto seriamente da parte di Freud negli anni a venire riconoscendo nella maniera più genuina la rilevanza del pensiero di un vecchio amico per il futuro della pratica clinica psicoanalitica e per la sua teoria.

Note

  1. Vedi le’ Maschere’ come opere d’arte specifiche della figlia Margareth.
  2. L’identificazione di sessualità e violenza è un passo successivo dei mantra fondamentalisti femministi e cristiani. “… La seduzione è generalmente seguita da violenze, suggerendo al bambino una connessione tra sessualità e violenza” (Masson, 1984, pg.149). Ipostatizzata viene spiegata post hoc.
  3. Masson confonde o almeno non distingue tra: seduzione (teoria seduzione), Trauma sessuale, abuso, incesto, Altrettanto fa la Miller.
  4. Trauma e Seduzione sono concetti diversi impropriamente usati in maniera intercambiabile.
  5. András Pöstenyi (1979, 1980) ha proposto la necessità di esaminare le teorie e le pratiche psicoanalitiche sullo sfondo delle loro ipotesi metapsicologiche nascoste.

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