Psicoterapia

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Co-narcisismo: come ci si adatta a genitori narcisisti – Alan Rappoport

QUADRIMESTRALE
DIRETTO DA MARCO CASONATO
REG. TRIB. DI URBINO
N. 215 DEL 25-06-2004
ISSN 1123-766X

Libreria C.U.E.U. delle Edizioni QuattroVenti

+39-07222588

Questo articolo introduce il termine “co-narcisismo” in riferimento al modo in cui le persone si adattano a genitori narcisistici. Uso qui il termine narcisismo per descrivere persone con un’autostima molto bassa che tentano di controllare il modo in cui gli altri li vedono a scopi difensivi. Queste persone sono rigide sul piano dei rapporti interpersonali, si offendono facilmente, sono concentrate su se stesse, ipercritiche, e trovano difficile empatizzare con gli altri.


Le persone co-narcisistiche, come risultato dei loro tentativi di andare d’accordo coi propri genitori narcisistici, lavorano duramente per compiacere gli altri, sono sempre d’accordo con le opinioni altrui, si preoccupano di cosa gli altri pensano e provano nei loro confronti, sono spesso depresse o ansiose, faticano a sviluppare un proprio punto di vista e una propria personale esperienza e si prendono tutta la colpa in caso di problemi nei rapporti interpersonali. Essi temono di essere considerati egoisti se agiscono in maniera assertiva. Un’elevata percentuale di pazienti in psicoterapia presenta un disturbo co-narcisistico. L’articolo discute la sindrome del co-narcisismo e il suo trattamento, e fornisce esempi clinici di pazienti che soffrono di questo disturbo.


This article introduces the term “conarcissism”to refer to the way that people accommodate to narcissistic parents. I use the term narcissism here to refer to people with very low self-esteem who attempt to control others’ views of them for defensivepurposes. They are interpersonally rigid, easily offended, self-absorbed, blaming, and find it difficult to empathize with others. Conarcissistic people, as a result of their attempts to get along with their narcissistic parents, work hard to please others, defer to other’s opinions, worry about how others think and feel about them, are often depressed or anxious, find it hard to know their own views and experience, and take the blame for interpersonal problems. They fear being considered selfish if they act assertively. A high proportion of psychotherapy patients are co-narcissistic. The article discusses the co-narcissistic syndrome and its treatment, and gives case examples of patients who suffer from this problem.

Narcisismo

Il narcisismo, uno stato psicologico radicato in un’autostima estremamente bassa, è una sindrome comune tra i genitori dei pazienti in psicoterapia. Le persone narcisiste sono molto timorose di non essere tenute in giusta considerazione dagli altri, e tentano dunque di controllare i comportamenti e i punti di vista altrui al fine di proteggere la propria autostima. La dinamica sottostante al narcisismo è un profondo, solitamente inconscio, senso di sé come pericolosamente inadeguato e passibile di critiche e rifiuto. L’uso comune del termine si riferisce ad alcuni dei modi in cui le persone si difendono da questa dinamica narcisistica: la preoccupazione relativa alla propria immagine fisica e sociale, la preoccupazione relativa ai propri pensieri e sentimenti, e un senso di grandiosità. Ci sono, tuttavia, molti altri comportamenti che possono derivare da preoccupazioni narcisiste, come l’immersione nelle proprie questioni personali al punto da escludere gli altri, l’incapacità di empatizzare con l’esperienza altrui, la rigidità interpersonale, l’insistenza sul fatto che solo le proprie opinioni e i propri valori sono “giusti” e una tendenza a offendersi facilmente e a prendere le cose sul piano personale.

Un’elevata percentuale di persone in psicoterapia si è adattata alla vita con persone narcisiste e, come risultato, non è stata capace di sviluppare modi sani di esprimere e orientare se stessi. Ho coniato per questo adattamento il termine “co-narcisismo”, che ha la stessa relazione con il narcisismo di quella che “co-alcolista” ha con l’alcolismo e che “co-dipendente” ha con la dipendenza. I co-alcolisti colludono inconsciamente con gli alcolisti, fornendo loro delle scuse senza metterli di fronte ai propri problemi in maniera decisa. Lo stesso vale per la persona co-dipendente, che trova scuse per la dipendenza dell’altro e se ne prende la responsabilità se necessario. La moglie di un marito che abusa di sostanze che si dichiara responsabile per il comportamento del marito non è che uno dei tanti casi in cui ci si prende la colpa per i problemi di qualcun altro. Sia il narcisismo che il co-narcisismo sono adattamenti che il bambino ha messo in atto per far fronte a figure genitoriali narcisiste. Per quanto ne so, ogni persona narcisisticae co-narcisistica che ho incontrato ha avuto genitori narcisisti, e i genitori dei loro genitori sono stati descritti come ancor più narcisisti.

Questi genitori narcisisti, sono controllanti, critici, concentrati su se stessi, intolleranti nei confronti del punto di vista altrui, inconsapevoli dei bisogni dei propri bambini e dell’effetto dei propri comportamenti su di essi, ed esigono che i figli li vedano come essi desiderano essere visti. Inoltre tali genitori possono pretendere un certo comportamento da parte dei figli perché li vedono come un’estensione di se stessi, e hanno bisogno che i figli li rappresentino nel mondo nei modi più confacenti ai propri bisogni emotivi. (Ad esempio, un padre narcisista che aveva lavorato come avvocato pretendeva che suo figlio, da sempre trattato come il “favorito” all’interno della famiglia, intraprendesse a sua volta la professione legale. Quando il figlio ha scelto un’altra carriera, il padre l’ha rinnegato e denigrato). Queste caratteristiche porteranno il genitore a essere molto intrusivo in certi casi, e completamente trascurante in altri. I figli vengono puniti se non rispondono adeguatamente ai bisogni dei genitori. Questa punizione può assumere una varietà di forme, inclusi maltrattamenti fisici, scoppi d’ira, biasimo, tentativi di instillare senso di colpa, ritiro emotivo e critiche. Qualsiasi forma essa assuma, lo scopo della punizione è di rinforzare la sottomissione ai bisogni narcisistici dei genitori.

Co-Narcisismo

I figli dei narcisisti sono propensi a sentirsi eccessivamente responsabili per gli altri. Essi tendono a supporre che i bisogni degli altri siano simili a quelli dei propri genitori, e si sentono costretti ad andare incontro a questi bisogni rispondendo in modo adeguato. In genere sono inconsapevoli dei propri sentimenti, dei propri bisogni e della propria esperienza, e restano nell’ombra nelle relazioni.

Le persone co-narcisiste sono tipicamente insicure perché non sono state valutate per quello che sono, e sono state considerate dai propri genitori solo nella misura in cui rispondono ai loro bisogni. Esse sviluppano opinioni di sé basate sul trattamento loro riservato dai propri genitori e quindi hanno spesso delle idee estremamente distorte di chi sono. Per esempio, possono temere di essere innatamente insensibili, egoiste, manchevoli, timorose, incapaci di amare, eccessivamente esigenti, difficili da soddisfare, inibite e/o prive di valore.

Le persone che si comportano in modo co-narcisista condividono un certo numero delle seguenti caratteristiche: tendono ad avere una bassa autostima, a lavorare duramente per compiacere gli altri, a dipendere dalle opinioni altrui, a basarsi sulle altrui visioni del mondo e sono inconsapevoli dei propri orientamenti, spesso depresse o ansiose, trovano difficile capire ciò che pensano e sentono riguardo a un dato argomento, mettono in dubbio la validità dei propri pensieri e opinioni (specialmente quando essi sono in conflitto coi punti di vista degli altri), e si prendono la colpa per i problemi nei rapporti interpersonali.

Spesso, la stessa persona mostra comportamenti sia narcisistici che co-narcisistici, a seconda delle circostanze. Una persona che è stata cresciuta da un genitore narcisista o co-narcisista è propensa a ritenere che, in qualsiasi relazione interpersonale, una persona sia narcisistica e l’altra co-narcisistica, e che spesso possano assumere l’una il ruolo dell’altra. Generalmente, un genitore era principalmente narcisista e l’altro principalmente co-narcisista, e così entrambi gli orientamenti hanno costituito un modello per il bambino. Entrambe le condizioni sono radicate in una bassa autostima. Entrambe sono modi di difendere se stessi dalle paure derivanti da critiche internalizzate e di convivere con coloro da cui vengono queste critiche. Coloro che sono primariamente co-narcisisti possono comportarsi narcisisticamente quando la loro autostima viene minacciata, o quando i propri partner assumono il ruolo co-narcisista; le persone che si comportano primariamente in modo narcisista possono agire co-narcisisticamente quando temono di essere ritenute responsabili e di venire punite per l’esperienza di qualcun altro.

Le persone narcisiste incolpano gli altri per i propri problemi. Tendono a non richiedere un trattamento psicoterapeutico perché temono che il terapeuta le vedrà come manchevoli, e sono quindi molto sulla difensiva nella relazione con quest’ultimo. Non si sentono libere o sicure abbastanza di analizzare il proprio comportamento, e tipicamente evitano la situazione psicoterapeutica. Le persone co-narcisiste, tuttavia, sono pronte a prendersi la colpa e la responsabilità dei problemi, e sono molto più propense di quelle narcisiste a cercare aiuto perché spesso si rendono conto che sono loro ad averne bisogno.

L’immagine che ho spesso in mente, e che condivido con i miei pazienti riguardo al narcisismo, è che il narcisista ha bisogno di essere sul palcoscenico, e il co-narcisista funge da pubblico. Il narcisista è sulla scena, che recita e ha bisogno di attenzioni, apprezzamento, supporto, lodi, rassicurazioni e incoraggiamento, e il ruolo del co-narcisista è di fornirgli tutto questo. I co-narcisisti sono apprezzati e premiati quando recitano bene il proprio ruolo ma, in caso contrario, sono rimproverati e puniti.

Uno degli aspetti critici della situazione interpersonale che viene a crearsi quando una persona è narcisista o co-narcisista è che questa situazione non è una relazione nel vero senso della parola. Per relazione intendo un’interazione interpersonale in cui ciascuna persona è in grado di pensare e agire in base ai propri bisogni, alla propria esperienza e al proprio punto di vista, così come è in grado di tenere in considerazione e rispondere all’esperienza dell’altra persona. Entrambe le persone sono importanti l’una per l’altra. In un incontro narcisista invece c’è, da un punto di vista psicologico, una sola persona. La persona co-narcisista scompare per entrambi i membri della relazione, e conta solo l’esperienza della persona narcisistica. I bambini cresciuti da genitori narcisisti finiscono per credere che tutte le altre persone siano in qualche misura narcisiste. Il risultato è che essi orientano se stessi intorno all’altra persona nelle relazioni, perdono un chiaro senso di se stessi, e non riescono ad esprimersi facilmente né a vivere pienamente le proprie vite. Tutti questi adattamenti sono relativamente inconsci, dunque la maggior parte delle persone co-narcisiste non è consapevole delle ragioni del proprio comportamento. Questi soggetti possono considerarsi inibiti e ansiosi di natura, mancanti di ciò che serve per essere decisi nella vita. La loro tendenza a non esprimere i propri pensieri e sentimenti e a sostenere e incoraggiare i bisogni altrui crea una sorta di disequilibrio nelle loro relazioni, e le altre persone, come risultato, possono prendersi più dello spazio interpersonale che spetta loro, dando così realmente l’impressione di essere narcisisti, come temono di essere i co-narcisisti.

Le persone co-narcisiste spesso temono di essere considerate egoiste se si comportassero in modo più risoluto. Solitamente, sono state abituate a pensare in questo modo perché uno o entrambi i genitori li dipingevano come egoisti se non soddisfavano i loro bisogni. Io considero le preoccupazioni dei pazienti riguardo all’idea di essere egoisti come un indicatore di un disturbo narcisista nei genitori, perché la motivazione dell’egoismo predomina nelle menti delle persone narcisiste. Si tratta della componente di maggior peso del loro stile difensivo, ed è quindi una motivazione che essi attribuiscono facilmente agli altri (o la proiettano su di essi).

Ci sono tre tipologie comuni di risposta dei figli ai problemi interpersonali causati loro dai propri genitori: identificazione, sottomissionee ribellione (vedi Gootnick, 1997, per una discussione più ampia di questi fenomeni). L’identificazione è l’imitazione di uno o entrambi i genitori, che può essere richiesta dai genitori stessi al fine di mantenere un senso di unione con il proprio figlio. Secondo i genitori narcisisti, il bambino deve esibire le stesse qualità, valori, sentimenti e comportamento che il genitore utilizza per difendere la propria autostima. Per esempio, un “genitore bullo” può non solo comportarsi come tale nei confronti del figlio, ma pretendere che il bambino diventi un bullo a sua volta. Un genitore la cui autostima dipende dai suoi risultati accademici può esigere che il figlio sia a sua volta concentrato solo su di essi, e valutarlo (o svalutarlo) in relazione ai suoi successi in quest’ambito. L’identificazione è una reazione al fatto che il genitore vede il figlio come colui che lo o la rappresenta, ed è il prezzo da pagare per mantenere un legame con il genitore in questione. Ciò porta il bambino a diventare narcisista a sua volta.

La sottomissionesi riferisce all’adattamento co-narcisista descritto in precedenza, in cui il bambino si trasforma nel pubblico compiacente ricercato dal genitore. Il bambino si sottomette ai bisogni del genitore diventando la controparte che egli cerca. Tutte e tre le forme di adattamento (identificazione, sottomissione, ribellione) possono essere viste come una sottomissione in senso più ampio, dal momento che, in ogni caso, il bambino si sottomette in qualche modo ai bisogni del genitore ed è influenzatoda quest’ultimo. Ciò che delinea una sottomissione in questo senso è il fatto che il bambino diviene la controparte di cui il genitore di volta in volta ha bisogno, per aiutarlo a gestire le minacce alla propria autostima.

Per ribellione si intende una lotta per non accettare i dettami del genitore, comportandosi in modo oppositivo nei suoi confronti. Un esempio di tale comportamento è quello di un bambino intelligente che va male a scuola in risposta al bisogno del genitore che il figlio sia uno scolaro modello. La questione critica qui è che il bambino sta inconsciamente tentando di non sottomettersi all’immagine di lui voluta dal padre, nonostante la sua innata tendenza ad adeguarsi ai bisogni di quest’ultimo. Egli agisce comunque in modo autodifensivo, per provare a mantenere un senso di indipendenza. (Se la pressione a sottomettersi non fosse stata internalizzata, il bambino si sentirebbe libero di andar bene a scuola nonostante la tendenza del genitore a pilotare il suo rendimento scolastico).

Psicoterapia

Le persone co-narcisiste ritengono automaticamente e inconsciamente che chiunque sia narcisista. Esse hanno la stessa paura per quanto riguarda il terapeuta, ma sono in grado di intraprendere un trattamento perché pensano anche che il terapeuta potrebbe essere diverso dagli altri. L’aspetto più significativo del lavoro del paziente co-narcisista in terapia consiste nel determinare in che grado il terapeuta sia narcisista. Possiamo anche affermare che la terapia consiste nell’aiutare il paziente ad acquisire fiducia nel fatto che il terapeuta non è narcisista. Sperimentare una relazione non basata sul narcisismo è profondamente curativo per il paziente. Le persone co-narciste sono inoltre molto aiutate dall’incarnazione nel terapeuta dei principi, teorizzati da Carl Rogers: fedele empatia, calore interpersonale, considerazione positiva del paziente e autenticità. Questi comportamenti del terapeuta forniscono una contraddizione concreta alle esperienze che hanno causato i problemi di queste persone. I pazienti cercheranno di capire quanto siano al sicuro non adeguando il proprio comportamento ai bisogni immaginari del terapeuta, ma essendo in grado di fare esperienze ed esprimere se stessi liberamente. Il paziente osserverà attentamente l’atteggiamento del terapeuta e formulerà giudizi rispetto a quanto egli sia in grado di tenere in considerazione i suoi bisogni e a quanto sia aperto nei confronti della sua esperienza. Il paziente vorrà anche rendersi conto che il terapeuta non è co-narcisista, così da poterlo usare come modello che mostri ad esempio di credere che è conveniente essere decisi e non orientarsi in base ai bisogni di qualcun altro. Il paziente osserverà inoltre il terapeuta alla ricerca di segnali di quanto sia assertivo, e farà attenzione agli esempi che egli potrà fornirgli della sua vita per stabilire quanto sia libero dal co-narcisismo.

Oltre all’effetto benefico della relazione tra il terapeuta e il paziente, la maggior parte dei processi terapeutici coinvolgono la comprensione di come gli eventi e le esperienze dell’infanzia dei pazienti abbiano influito sulle loro attuali paure, inibizioni, e sul fatto che essi regolano i propri comportamenti in base agli altri. Ritengo molto utile nel mio lavoro di terapeuta spiegare ai miei pazienti le dinamiche del narcisismo e del co-narcisismo. Avere una comprensione intellettuale della natura del problema costituisce un grande passo in avanti per aiutare i pazienti a dare un senso alla propria vita e a capire perché le loro relazioni assumano queste caratteristiche. Ciò ci fornisce inoltre una cornice all’interno della quale è possibile discutere con essi delle caratteristiche del problema, e li aiuta a capire su cosa lavorare per liberarsene1.

Le persone narcisiste cercano l’aiuto di uno psicoterapeuta molto meno frequentemente di quelle prevalentemente co-narcisiste, e sono più difficili da aiutare. La loro convinzione, radicata nel profondo, della propria mancanza di valore, e le loro forti difese all’idea che il terapeuta possa scoprire la “verità” su di loro rende per questi pazienti difficile sentirsi al sicuro con il terapeuta e trarre beneficio dalla relazione terapeutica. Il terapeuta deve inoltre fronteggiare la scarsa abilità del paziente di empatizzare con lui. Questa mancanza di empatia è evidente in una serie di comportamenti privi di rispetto, e può mettere a dura prova la capacità del terapeuta di mantenere una buona autostima. Le persone narcisiste, rispetto a quelle co-narcisiste, danno meno gratificazioni personali al terapeuta che lavora con loro, anche quando cercano spontaneamente un trattamento. Esse danno inoltre meno soddisfazioni professionali a causa della loro difficoltà di farsi coinvolgere nel processo terapeutico. Trattarle in modo empatico, aiutandole a sentirsi sicure di empatizzare con gli altri, senza perdere la propria autostima di fronte ad atteggiamenti privi di riguardo da parte loro, ed esprimendo il proprio punto di vista come appropriato sono tutti elementi importanti nel lavoro con persone narcisiste. (Una volta, quando ho detto a una mia paziente narcisistica che il suo atteggiamento critico nei miei confronti stava ferendo i miei sentimenti, lei è rimasta esterrefatta. Ha detto che non pensava che il suo comportamento potesse avere qualche effetto su qualcuno. E’ diventata molto più gentile nei miei confronti dopo quella conversazione). Come con quello co-narcisista, anche con questo paziente aiutarlo a comprendere le origini dei suoi problemi (in genere l’identificazione con un genitore narcisista) può rivelarsi molto utile.

Esempi di casi clinici

Mario è figlio di due genitori narcisisti. I suoi genitori hanno divorziato quando lui aveva dieci anni e, da allora in poi, ha trascorso metà settimana a casa di sua madre, l’altra metà a casa di suo padre. Le difficoltà che questa nuova sistemazione ha creato in lui sono state sottovalutate da entrambi i genitori. Il padre di Mario era così isolato e concentrato su se stesso che, durante i periodi che trascorrevano insieme, Mario veniva spesso completamente ignorato da lui e aveva imparato a sopportare molte ore di solitudine senza lamentarsi. La madre di Mario era maggiormente in grado di entrare in relazione con il figlio, finchè lui stava attento a rispettare i suoi bisogni emozionali e a non farle richieste. Entrambi i genitori si trasferivano frequentemente, rendendo difficile per Mario farsi delle amicizie e sviluppare un senso di appartenenza, sicurezza interpersonale e un buon livello di autostima al di fuori della cerchia ristretta dei suoi familiari. Ciò che si è dimostrato di immensa importanza per Mario nel prevenire disturbi psicologici più gravi di cui potrebbe invece soffrire è stato il fatto di passare le estati con i membri della sua famiglia allargata in Spagna. Queste persone erano molto più sane psicologicamente, e i rapporti che Mario aveva con loro erano di sostegno e gratificanti.

Alcuni degli effetti del modo in cui Mario è stato allevato sono stati: una diminuita consapevolezza dei propri sentimenti, dei propri bisogni e del proprio punto di vista; una tendenza a sentirsi isolato e una difficoltà a costruire legami emotivi con gli altri; una predisposizione ad accettare le critiche, il controllo da parte degli altri e i maltrattamenti senza lamentarsi e spesso senza rendersi conto di quanto stesse succedendo; e una perdita del senso di direzione e progettualità per la propria vita. Egli poteva inoltre mostrarsi lunatico e irritabile.

Da adolescente, Mario ha avuto una storia con Jill, i cui genitori erano psicologicamente più sani, ma la cui madre era in qualche modo narcisistica. La sua familiarità con il narcisismo e il co-narcisismo ha aiutato la ragazza a relazionarsi con Mario, e Mario ha tratto beneficio dal trascorrere il suo tempo con la famiglia di Jill, che era affettuosa e accogliente nei suoi confronti. Mario e Jill hanno finito per sposarsi e hanno avuto due bambini. Mario non ha concluso l’università, nonostante la sua grande intelligenza, ma ha avuto successo nella sua carriera in campo economico. E’ giunto in psicoterapia a causa dell’insistenza di sua moglie, preoccupata per le sue difficoltà nel costruire buone relazioni con i figli e la sua tendenza a essere distaccato e insensibile nei confronti degli altri. La donna era preoccupata, inoltre, dal grado di influenza che i genitori del marito avevano su di lui. Mario mostrò di riconoscere in qualche modo la fondatezza delle preoccupazioni di Jill, ed era stressato per i problemi sorti nel suo rapporto con lei.

Mario ha fatto un buon uso della terapia. Inizialmente ha parlato delle preoccupazioni della moglie, e dei problemi che queste gli creavano. Queste preoccupazioni riguardavano principalmente la sua tendenza a isolarsi, a pensare agli affari propri senza considerare l’effetto che poteva avere sugli altri, e a non mantenere o ritenere importante uno stretto legame emotivo con i suoi figli. La donna era inoltre preoccupata per la tendenza del marito a idealizzare i propri genitori, in particolare sua madre, e ad accampare scuse per il comportamento di quest’ultima senza riconoscere il fatto che fosse concentrata su se stessa rispetto a lui o ai membri della sua famiglia. Mario, tuttavia, è stato presto in grado di capire come le esperienze avute con i suoi genitori gli abbiano impedito di relazionarsi con gli altri in modo soddisfacente per lui o per l’altra persona. Egli ha apprezzato l’interesse del terapeuta nei suoi confronti, la sua capacità di mettersi nei suoi panni e l’importanza di comprendere come le sue esperienze passate abbiano influito sulla sua visione attuale di se stesso e degli altri. Oltre al tempo trascorso ad analizzare il passato e le relazioni attuali di Mario, molte delle sedute consistevano nella descrizione da parte di quest’ultimo delle proprie attività quotidiane e dei propri progetti per il futuro. E’ stato di grande beneficio per lui avere qualcuno interessato ad ascoltarlo e a cui faceva piacere conoscerlo meglio e condividere con lui gli episodi della sua vita. Oltre ad aiutarlo nel suo rapporto con Jill, questa è stata per lui un’esperienza nuova, e l’ha aiutato molto a sviluppare una maggiore stima di sé. La chiave per Mario, e per molte persne che soffrono per il dilemma narcisista/co-narcisista, è stata sperimentare una relazione in cui nessuno ha dovuto sacrificarsi per l’altro, e ciascuno ha potuto apprezzare ciò che l’altro aveva da offrire. Finchè la relazione terapeutica è centrata sul paziente, è importante che il terapeuta venga coinvolto in essa come in una vera relazione, cosicchè il paziente possa trarre beneficio dall’esperienza di un rapporto sano in cui entrambi i partecipanti possono esprimere se stessi e trarre valore e soddisfazione dalla propria esperienza con l’altro.

Man mano che la terapia progrediva, Mario ha riferito di essere molto più contento del rapporto con i suoi figli, di sentirsi meno influenzato da sua madre e di vederla in modo più obiettivo, di isolarsi meno e di essere più soddisfatto della sua vita e delle persone che ne fanno parte.

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Jane è figlia di un padre narcisista e di una madre co-narcisistica. Il padre di Jane era autoritario con la famiglia e con gli impiegati dell’azienda di grande successo che aveva fondato, nonostante, cosa interessante, fosse abbastanza co-narcisista nel rapporto con il proprio padre. Il padre di Jane era estremamente critico nei confronti suoi, di sua sorella e di sua madre. La madre di Jane era stata gravemente rifiutata e criticata da bambina e, alla fine, ha sviluppato un grande senso di mancanza di valore, una perdita di progettualità personale e una tendenza ad adeguarsi alle aspettative altrui. Essa ha provato due volte a divorziare dal marito, ma la sua scarsa autostima le ha impedito di farlo; ciononostante, ha deciso di intraprendere una formazione post-universitaria mentre cresceva i suoi bambini, ha ottenuto un Ph.D. in arte e ha insegnato all’università. Tuttavia, le critiche e la denigrazione ricevute da parte del marito hanno rinforzato la sua bassa stima di sé e le hanno impedito di riconoscere il proprio talento o nutrire rispetto verso se stessa. Jane, malgrado la sua notevole intelligenza e il suo spirito indipendente, non andava bene né a scuola né sul piano sociale. Sembrava che le mancasse la motivazione ad avere successo, sebbene mentre frequentava il college avesse avviato un’impresa di design di interni e prestasse la propria consulenza nel campo della grafica. Nessuno dei suoi sforzi suscitava riconoscimento o approvazione da parte di suo padre, che la sminuiva implacabilmente. Come risultato del costante discredito subìto da parte del padre e del modello co-narcisista presentatole da sua madre, Jane ha finito per credere di essere incapace di fare carriera e di non poter sviluppare relazioni soddisfacenti e stabili. Le sue relazioni erano marcate dal suo sacrificarsi, e non aveva prospettive nella vita.

Jane ha fatto buon uso della terapia. Inizialmente, ha descritto i modi in cui la sua famiglia era disfunzionale, e ha acquisito fiducia nella validità dei suoi punti di vista grazie all’accordo del terapeuta con la sua analisi della situazione familiare. Essa ha inoltre verificato se il terapeuta sentisse il bisogno di criticarla caratterizzandosi come inadeguata in una varietà di modi, ma il terapeuta ha dimostrato, esprimendo una visione più positiva e realistica di lei, di non volerla sminuire. Quest’ultimo ha interpretato queste inadeguatezze come un adattamento al modo in cui suo padre la considerava e alla sua identificazione con sua madre. Il terapeuta ha inoltre sottolineato le sue numerose capacità, la sua creatività, iniziativa e intelligenza. Jane è stata capace di servirsi di questo supporto ottenendo migliori risultati a scuola, diventando meno invischiata con la sua famiglia e intraprendendo una nuova attività di graphic design. Jane è arrivata in ritardo per un certo numero di sedute, anche in questo caso verificando se il terapeuta desiderasse essere critico o svalutante nei suoi confronti, come avrebbe fatto suo padre. Invece di criticarla, il terapeuta ha interpretato questi ritardi come un’inibizione ad agire nel proprio interesse traendo pieno beneficio dalla terapia, e allo stesso tempo un adattamento alla visione che suo padre aveva di lei. Jane si è fatta coraggio grazie alle reazioni del terapeuta, continuando a sviluppare relazioni personali più sane, essendo meno sottomessa con suo padre e diventando maggiormente assertiva e di successo nel proprio percorso di studi.

Conclusioni

Tutti noi siamo narcisisti, e co-narcisisti, a vari livelli. Quando la nostra autostima varia in relazione a ciò che gli altri pensano e sentono di noi, ci troviamo in uno stato di vulnerabilità narcisistica. Quando ci sentiamo colpevoli o ansiosi perché temiamo di non soddisfare i bisogni o le aspettative altrui, siamo co-narcisisti. Queste esperienze ordinarie diventano problematiche quanto più interferiscono con la nostra capacità di avere successo e di goderci la vita. E’ spesso utile, per superare le angosce narcisiste, realizzare che il comportamento degli altri è un risultato dei loro punti di vista e della loro esperienza, non un riflesso di noi stessi, e che la nostra autostima non deve essere influenzata dal loro comportamento. Per le persone co-narcisiste, che provano forti sentimenti di colpa e responsabilità, riconoscere di non essere responsabili dell’esperienza altrui costituisce un grande sollievo. E’ importante per le persone con problemi sia narcisisti che co-narcisisti giungere alla consapevolezza di avere un valore intrinseco, indipendente dalle proprie abilità o da ciò che gli altri possono pensare di loro.

Bibliografia

BROWN N W (2001) Children of the Self-Absorbed New Harbinger Oakland Ca

GOLOMB E (1992) Trapped in the Mirror Morrow New York

GOOTNICK I (1997) Why you behave in ways you hate And what you can do about it Penmarin Books Roseville Ca

SILBERSCHATZ G (a cura di) (2005) Transformative Relationships Taylor & Francis New York

WEISS J (1993) Come funziona la psicoterapia, Bollati-Boringhiueri, Torino

WEISS J , SAMPSON H (1999) Convinzioni patogene, QuattroVenti, Urbino

Il lettore può fare riferimento al libro di Elan Golomb, Trapped in the Mirror (1992) per avere una varietà di esempi di relazioni narcisiste/co-narcisiste tra genitore e bambino. Un’altra discussione sul narcisismo si può trovare in Children of the Self-Absorbed (Brown, 2001).

1Una descrizione del mio approccio teorico si può trovare nei testi Transformative Relationships (Silberschatz, 2005) e Weiss , Sampson (1999) Convinzioni patogene, ed inoltre in Come funziona la psicoterapia (Weiss, 1993).

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3 commenti

  1. rudy ha detto:

    SPETTACOLARE! Finalmente qualcuno che ha spiegato e oggettivato i miei sentimenti e i drammi del mio passato

  2. Sara ha detto:

    Ho apprezzato moltissimo questo articolo che spiega in modo finalmente completo una dinamica che non riuscivo a comprendere. Davvero un lavoro di pregio.
    Grazie, grazie per la precisione e l’affetto con cui spiega e se ne occupa.

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