Psicoterapia

Home » Fascicolo 3 2012 » Emozioni per crescere. Come educare l’emotività (Valeria Destefani)

Emozioni per crescere. Come educare l’emotività (Valeria Destefani)

QUADRIMESTRALE
DIRETTO DA MARCO CASONATO
REG. TRIB. DI URBINO
N. 215 DEL 25-06-2004
ISSN 1123-766X

Libreria C.U.E.U. delle Edizioni QuattroVenti

+39-07222588

Cervi M.,  Bonesso C., Emozioni per crescere. Come educare l’emotività , 2008 Armando Editore, Roma – Collana: Psicologia pp. 384 euro 32.00

Storicamente l’emotività è stata oggetto della riflessione filosofica sull’uomo come elemento strategico della sua fisiologia e dell’insieme delle sue relazioni, e quindi come costituente chiave dell’architettura antropologica. . È quindi elemento indispensabile di educabilità.

Approccio complementare allo studio psicologico dell’emotività e strumento di ausilio all’alfabetizzazione emotiva, Emozioni per crescere si muove non tanto entro la patologia di una relazionalità negativa, ma nell’intera fisiologia di una dinamica emotiva, che nell’impatto di un’intelligenza adattiva con la realtà si declina in termini o positivi o negativi in connessione da un lato con i bisogni del soggetto e dall’altro con il codice linguistico da lui utilizzato. Emozioni per crescere mette quindi in relazione un modello esplicativo epistemologicamente inedito della fisiologia della dinamica emotiva e il suo esprimersi attraverso un codice linguistico specifico.

Modello emozionale

Dal suo movente iniziale (ogni bisogno umano, da quelli fisiologici fino a quello di senso) e in ogni flessione emozionale positiva e negativa (dalle emozioni primitive e comuni a tutti gli animali fino alle più complesse ed esclusive dell’essere umano), l’emotività si sviluppa in sentimenti, passioni e atteggiamenti, per diventare infine motivazione intrinseca, e costituire l’interfaccia della cognizione. Le domande “Che cosa?” (capacità cognitiva) e “Perché?” (capacità emotiva) sono inscindibili in una comprensione della realtà, che non si limiti al capire della cognizione e al sentire dell’emozione.

Il ruolo discriminante è ricoperto dall’intelligenza emotiva con funzione adattiva attraverso i sette criteri assiologici della novità, benessere, sicurezza, alleanza, riuscita, senso, valore, che modulano l’intera gamma degli stati emotivi positivi e negativi in stadi filogeneticamente e ontogeneticamente progressivi annidanti (Damasio, 2003) ciascuno i precedenti:

Intelligenza emotiva

Criterio assiologico

Emozioni

Sistemi adattivi

positive

negative

1

Mi interessa? Novità “Sì” = attrazione “No” = repulsione tropismo

2

Mi piace? Benessere e appagamento “Sì” = piacere “No” = dispiacere edonia

3

È buono? È bello? È sicuro? Posso fidarmi? Sicurezza e affidabilità “Sì” = fiducia “No” = paura sistema primario dell’azione

4

È con me? Mi stima? Mi vuole bene? Alleanza “Sì” = filia “No” = rabbia sistema primario della relazione

5

Ce la faccio? Riesco? Vinco? Ottengo un certo obiettivo? Riuscita e acquisizione “Sì” = gioia “No” = tristezza sistema secondario dell’azione

6

È bene? È giusto? Ha senso? Bene, giustizia, senso “Sì” = felicità “No” = senso di colpa sistema secondario della relazione

7

Che cosa ha valore? Valore beatitudine(annida fiducia, gioia e felicità a cui aggiunge la libertà della benevolenza) malignità(annida rabbia, tristezza e senso di colpa a cui aggiunge la volontà di nuocere) gradi massimi di un’emotività ormai esclusivamente umana (poiché implicante elementi propriamente antropologici quali la libertà o la volontà), diventata atteggiamento tendenzialmente stabile e strutturante la personalità e motivato dall’annidamento dei livelli precedenti.

Le emozioni sono così identificate come strategie dell’intelligenza adattiva a fondamento e infrastruttura dell’assiologia umana.

Le caratteristiche del presente modello possono essere così sintetizzate:

1) La costanza emotivo-affettiva

L’emozione è ubiquitaria e continua. Che si tratti di uno stato umorale, piuttosto che di un’emozione, di una passione o di un atteggiamento, la dimensione emotivo-affettiva rimane costantemente presente e attiva. Può variare ed essere più o meno coinvolgente l’intensità dell’esperienza emotiva, ma in un modo o nell’altro siamo sempre emotivamente e affettivamente attivi. L’emozione è parte costitutiva dell’interazione continua con noi stessi, con gli altri, con la società, con il mondo.

2) La costanza motivazionale

Legge per cui non vi è emozione senza bisogno, giacché l’emozione è sempre risposta a uno stimolo. Sia che siamo soggetti a un forte stimolo (ad esempio un pericolo incombente), sia che apparentemente non ve ne sia alcuno, sempre rispondiamo a un qualche bisogno. Persino quando dormiamo, il bisogno a cui stiamo rispondendo è quello del riposo, e il riposare possiede una sua edonia specifica.

3) La specificità emotiva

Capacità che ogni emozione possiede di rispondere a uno stimolo che le è specifico come schema di risposta correlato (al pericolo si risponde con la paura, alla vittoria con la gioia, ecc.).

4) La binarietà emotiva

La binarietà è conseguente alla specificità e afferma che in presenza o meno di un dato stimolo si avrà l’emozione specifica o la sua contraria cospecifica (se al pericolo si risponde con la paura, con l’assenza si ha fiducia; se la vittoria genera gioia, la sconfitta produce tristezza). La spinta ad avvicinarsi o ad allontanarsi, l’aver piacere o dispiacere è costitutivo di ogni emozione e l’insieme di tropismo negativo o positivo e di edonia positiva o negativa spinge a una risposta piuttosto che a un’altra.

5) La coerenza emotiva

La coerenza emotiva segue alla costanza motivazionale. La relazione precede l’azione, poiché non vi è output senza input. Se non vi è interazione e relazione con uno stimolo, non vi è neanche attivazione che generi azione. In base alla relazione che intercorre con lo stimolo si avrà conseguentemente l’azione di risposta: non vi è azione senza relazione e l’azione è coerente con la relazione.

Analisi linguistica

La presente ricerca costituisce l’unica analisi quantitativa e qualitativa mai condotta sull’intero lessico emotivo di un codice linguistico sotto i profili categoriale (secondo i modelli classico e prototipico), concettuale (secondo il modello linguistico-cognitivo), semantico e grammaticale. L’analisi del codice linguistico italiano ha permesso di individuare 2.494 termini (sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi) per un totale di 382 categorie di base semanticamente correlate in 14 famiglie lessicali (7 positive e 7 negative): 1) attrazione e repulsione 2) piacere e dispiacere 3) fiducia e paura 4) filia e rabbia 5) gioia e tristezza 6) felicità e senso di colpa e infine 7) beatitudine e malignità.

Risultati linguistici quantitativi

Il lessico emotivo di un parlante italiano è espressivo per il 45,7% dell’emotività positiva (attrazione, piacere, fiducia, filia, gioia, felicità, beatitudine), mentre per il 54,3% di quella negativa (repulsione, dispiacere, paura, rabbia, tristezza, senso di colpa, malignità). L’emotività lessicalmente più ricca è quella rabbiosa (14% dell’intero lessico con 357 termini), in qualche modo assente nelle lingue delle 25 società, che nel mondo sono state classificate come pacifiche (tra cui ad esempio gli Utku in Alaska). Questo significa che di fronte a qualsiasi evento un parlante italiano ha più strumenti cognitivi e concettuali per relazionarsi con esso, per pensarlo e per esprimerlo in termini di rabbia o di tristezza, piuttosto che nei termini di una relazionalità positiva, con conseguenze comportamentali significative. Al contrario un parlante Utku, che non ha a disposizione strumenti cognitivi e linguistici per pensare un evento in termini di rabbia o contrasto, sarà portatore di una lettura della realtà amicale e relazionale, quindi pacifica.

Un’altra popolazione pacifica, gli Ifaluk (400 abitanti dell’atollo omonimo nelle Isole Caroline in Micronesia) considerano l’emozione non un processo soggettivo di carattere psicofisiologico, ma un segno di intelligenza e di maturità e un evento sociale. La concettualizzazione di un’emozione viene condotta sulla base della struttura dell’evento implicato dal contesto emotigeno, da relazioni strutturali nella realtà (fatti sociologici, fattori storici, istituzioni e valori culturali, ecc.): fago è l’emozione di compassione/amore/tristezza, determinata da morte, carestie e da un’alta percentuale di sterilità di questa popolazione, che hanno determinano una diffusa abitudine di cura dell’infanzia; song è la rabbia giustificata, metagu un misto di ansia/paura, ker la felicità/eccitazione. E poiché spesso uno stesso evento può essere oggetto di interpretazioni diverse, lo schema concettuale sotteso a un’emozione viene dagli Ifaluk negoziato ai livelli semantico e pragmatico.

In Italiano rabbia (14%) e tristezza (11%) costituiscono da sole il 25% dell’intero lessico emotivo, riequilibrate soltanto dall’attrazione (13%), concepita in termini di tropismo (altamente adattivo), che nell’essere umano arriva ad assumere sfumature categoriali e semantiche esclusive tra le complessive 44: istinto, impulso, stimolo, pulsione, eccitazione, tensione, appetito, voglia, curiosità, interesse, aspettativa, lusinga, allettamento, suggestione, malia, incanto, fascino, suasione, pathos, commozione, desiderio, aspirazione, passione, fervore, ardore, struggimento, vampa, brama, spasimo, frenesia, foia, veemenza, smania, impetuosità, focosità, seduzione, temperanza, concupiscenza, avidità, golosità, ingordigia, lussuria, cupidigia.

Il codice italiano metta a disposizione una media di 178 termini per ciascuna delle quattordici famiglie lessicali. In particolare il parlante italiano ne ha a disposizione il doppio della media per esprimere la rabbia. Tra le emozioni positive solo per l’attrazione abbiamo a disposizione 316 termini, mentre per la filia (la relazionalità umana, affettiva e sociale) 225 termini (il 9% del lessico emotivo). Con le rimanenti emozioni positive, non solo quelle a livello individuale o soggettivo, ma soprattutto quelle al livello personale (felicità e beatitudine), ci attestiamo largamente al di sotto della media. In tutti questi casi la nostra esperienza è meno ricca e articolata: siamo meno felici, ma proviamo anche meno senso di colpa, soprattutto non riusciamo a essere beati, mentre siamo più capaci di essere maligni attraverso 19 sfumature esperienziali diverse (che diventeranno successivamente comportamentali): asprezza, acidità, cattiveria, malevolenza, malvagità, malignità, scelleratezza, pravità, perfidia, crudeltà, efferatezza, spietatezza, iniquità, nequizia, empietà, ferocia, inumanità, brutalità, diabolicità.

Il 7% delle complessive 382 categorie di base costituisce quelle che abbiamo definito “categorie confine”, in quanto caratterizzate da un’estensione semantica comprendente due o più famiglie lessicali diverse, che attestano il corrispettivo linguistico dell’emotivo annidamento e segnalano il reale continuum dell’esperienza emotiva, che solo per diventare comprensibile e comunicabile viene innanzi tutto categorizzata.

Risultati linguistici qualitativi

Il parlante italiano, in virtù del codice linguistico che utilizza, ha la possibilità di categorizzare l’esperienza emotiva su 6 diversi livelli di astrazione: da un livello sopraordinato di 3˚ grado (solo l’esperienza del sentire è universale, mentre l’emozione ne è già una categorizzazione, negli stessi termini in cui il colore è già una categorizzazione dell’esperienza del vedere) fino a un livello sottordinato di 2˚ grado. Il passaggio dal livello sopraordinato di 2˚ grado (che distingue le emozioni in emozioni di base, primarie, secondarie e attitudini) al livello delle categorie di base (il più vicino all’esperienza e quello al quale è maggiormente facilitato l’apprendimento) è reso possibile dal ruolo discriminante dell’intelligenza emotiva con funzione adattiva attraverso i criteri assiologici. In particolare il 12,3% delle categorie di base attesta la tendenza del lessico italiano a distinguere tra termini astratti indicanti la natura dell’esperienza emotiva (es. interesse, lusinga, incanto, fascino) e corrispettivi termini indicanti la concreta esperienza in un tempo e in uno spazio precisi (es. interessamento, lusingamento, incantamento, affascinamento).

Il lessico emotivo dell’Italiano, inoltre, attesta la sostanziale unitarietà antropologica dell’essere umano entro il sentire. L’emotività risulta infatti essere sotto il profilo semantico strettamente connessa ad altri assi portanti della struttura antropologica. In particolare i nessi che emergono sono tra emotività e cognizione, volontà e comportamento.

L’1% delle categorie di base attesta il nesso emotività-volontà, mentre il 2% attesta il nesso emotività-comportamento. Ancor più interessante è il fatto che 36 categorie (il 9,4% della categorizzazione di base) attestano il nesso inscindibile tra capacità emotiva e capacità cognitiva. Sono quelle che abbiamo definito “categoria cerniera”, poiché costituiscono una cerniera tra emotività e cognizione.

Nella maggior parte dei casi le categorie emotive sono semanticamente caratterizzate da gradi maggiori e minori di emotività, di apporto cognitivo e di contenuto concettuale. La maggior parte delle categorie di base presenta una rilevante dimensione emotiva insieme a un discreto apporto cognitivo soprattutto di carattere concettuale, e poi vi sono categorie, poche, quasi esclusivamente emotive, in cui la presenza di una concettualizzazione organizzata è minoritaria, anche se mai assente del tutto. Tra tutte emergono però categorie di base, in cui confluiscono in egual misura il sentire e il pensare, emotività e cognizione, nelle quali non si potrebbe spiegare la qualità dell’emozione se non attraverso la cognizione. Sono queste le categorie che attraverso il codice linguistico italiano attestano la natura contemporaneamente razionale ed emotiva dell’intelligenza umana. Esse dimostrano da un lato, che l’emotività non è un sentire amorfo indipendente da ogni contenuto concettuale, ma una struttura antropologica cognitivamente elaborata, e dall’altro che la cognizione non è coerenza logica priva di vita.

Alfabetizzazione emotiva

In chiave educativa Emozioni per crescere propone un Metodo delle domande critiche a carattere cognitivo, che rende possibile, dopo i processi di categorizzazione e concettualizzazione dell’esperienza emotiva, la sua testualizzazione, ovvero l’attribuzione di senso (costituente la “parole”, o “volutas dicendi” unica e irripetibile del soggetto) attraverso il paragone con il significato (costituente la “langue” o codice linguistico dato ugualmente a un insieme di parlanti). Tale Metodo, finalizzato all’alfabetizzazione emotiva, viene declinato per specificità di fasce di sviluppo e di crescita: 2-7 (infanzia), 8-10 (fanciullezza), 11-13 (preadolescenza), 14-15 (adolescenza precritica), 16-18 (adolescenza critica), 19-LLL (dalla giovinezza alla formazione continua, Long Life Learning). L’alfabetizzazione emotiva diventa così il processo di discriminazione delle emozioni, di attribuzione di contenuto, di riconoscimento del loro significato e di identificazione del senso dell’esperienza emotiva personale (in un contesto esclusivamente emotivo) e altrui (in contesti affettivi e sociali).

In sintesi Emozioni per crescere destinato al pubblico degli insegnanti di ogni ordine e grado, dei docenti universitari, delle famiglie, della ricerca e delle applicazioni in ambito psicologico clinico e terapeutico, oltre che delle strutture ospedaliere di formazione del personale medico, si pone come approccio complementare allo studio psicologico dell’emotività e come strumento di ausilio all’alfabetizzazione emotiva. Lo psicologo troverà in esso non solo la patologia di una relazionalità negativa, ma l’intera fisiologia di una dinamica emotiva, che nell’impatto di un’intelligenza adattiva con la realtà si declina in termini o positivi o negativi in connessione da un lato con i bisogni sottostanti e dall’altro con il codice linguistico utilizzato.

Dott.ssa Valeria Destefani, Psicologa e psicoterapeuta, Istituto Neurologico C. Mondino – I.R.C.C.S., Pavia

Autori del volume

Manuela A. Cervi, specializzata in Linguistica Cognitiva presso la University of California a Berkeley, nel 2004-2006 è stata consulente accreditata presso la Commissione Europea, Direzione generale Istruzione e Cultura, area VII-A8 (Project and programme monitoring and management – Training and learning methods and means) e da sette anni è consulente pedagogica presso scuole italiane di ogni ordine e grado (www.reiseducational.org).

Carluccio Bonesso, specializzato presso l’AIAMC in Analisi e modificazione del comportamento in area clinica e in area scolastica, è grafologo, docente di Scienze sociali e di Filosofia presso il Polo liceale “Guarino Veronese” di San Bonifacio (Verona) e in corsi di educazione emozionale e comunicazione nelle scuole e in altre istituzioni pubbliche e private.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: