Psicoterapia

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Dentro il mare, il mare dentro (Anna Maria Ferraro, Santi Cicardo)

QUADRIMESTRALE
DIRETTO DA MARCO CASONATO
REG. TRIB. DI URBINO
N. 215 DEL 25-06-2004
ISSN 1123-766X

Libreria C.U.E.U. delle Edizioni QuattroVenti

+39-07222588

Girolamo Lo VersoDENTRO IL MARE, IL MARE DENTRO” Magenes Editoriale, Milano, p. 164, euro 15
C’è un viaggio, un cammino, una traccia che ciascuno segue nella propria esistenza; un itinerario che visita luoghi, svela meraviglie, scopre e si confonde. Spesso la traiettoria s’ingarbuglia, i desideri biforcano e la speranza di tracciare mappe si fa complicata, talvolta impossibile. Capita così che nella giovinezza si abbiano più passioni, in apparenza slegate fra loro, che convivono se non proprio ignorandosi divergendo progressivamente in domini separati. Ma l’andare esige che il viandante, oltre al cammino, viva le pause, le stasi, le fatiche del corpo e il volgersi indietro dello sguardo per osservare la strada già fatta e orientarsi su quella da fare. In questo gesto comprensibile, e meccanico si direbbe, s’affollano le tonalità emotive dell’esistere presente e quelle del passato, si palesano le scie, le fatiche, gli sbagli, in breve si manifesta un orizzonte di senso che impone una ri-esplorazione articolata, una sorta di viaggio nel viaggio. A questo tempo (del volgersi indietro) appartengono il fissare punti, il vagliare ciò che si fa vicino da ciò che resta lontano, a questo tempo appartengono i ricordi, le dimenticanze, gli abbandoni, la consapevolezza del visibile già scoperto e dell’invisibile da scoprire o lasciare al suo velarsi: a questo tempo appartengono le mappe.

A volte precise, altre incerte, bizzarre e fantasiose, le mappe segnano terre e rotte già note e lasciano immaginare quelle ignote. Ogni mappa descrive una geografia, ma ancor di più una storia, quella di colui che ha deciso di tracciarla; la storia del suo viaggio, del suo vedere e intendere il mondo.

Ed é proprio di fronte ad una mappa che abbiamo avuto l’impressione di trovarci già alle prime pagine di  Dentro il mare il mare dentro di Girolamo Lo Verso, quand’egli descrive le coste del Mediterraneo con la precisione di chi le stia scorrendo con gli occhi. Come se in quel «semicerchio che parte delle isole Eolie, passa per Ustica e le coste del palermitano, si ferma a lungo fra Scopello e le isole Egadi, si allunga verso i “banchi” al confine della Tunisia […]» l’autore ci avesse incastrato l’anima. Questo libro, dunque, a noi è parso uno specchio. E Girolamo Lo Verso ci ha consentito di guardarci dentro. Così, vi abbiamo scorto il pescatore-subacqueo, lo psicoterapeuta e lo studioso accordarsi vicendevolmente in un mormorio intimo e sommesso (sarebbe meglio dire sommerso)  man mano che i significati e i significanti dell’uno si mescolano a quelli dell’altro. È così che gli interminabili silenzi del pescatore-subacqueo, la sua affilata pazienza, il rigore con cui s’immerge e lentamente risale rivestono di tensione etica-interiore il terapeuta durante il tempo della cura;  che la conoscenza dei neri anfratti del mare diventa possibilità di tollerare gli aspetti mortiferi della sofferenza umana,  o ancora che l’isolamento spaesante dei fondali sommersi si allunga a reggere la quotidiana solitudine del maestro.

Questo è Dentro il mare, il mare dentro: il racconto di una straordinaria condizione visionaria che tira costantemente in ballo il rapporto con sé stesso, che esige un allenamento non soltanto fisico ma interiore poiché l’immersione, laggiù, ti mette a contatto col mito, con quel rosso incantevole dei rametti di corallo fiorito che è la vita che sale, che è “quel meraviglioso” di cui tanti studiosi hanno parlato e dinanzi al quale Girolamo Lo Verso, solo e stretto nella sua muta, rischia metaforicamente (ma non solo) un’ubriacatura d’alto fondale.

Ecco quindi, man mano i ricordi scorrono, le credenze emergono, le opinioni mutano e l’animo si svela, la penna dell’autore scivolare dolce a legare ciò che considera intimo, poetico e privato con il lavoro clinico e scientifico in cui da tanti anni è impegnato. Operazione non semplice ma, bravura dell’autore, di facile lettura, che introducendoci alla vista di una  topografia complessa ci fa dono, con essa, della meraviglia di un mondo che sembra non avere fondo.

Ma la bellezza di Dentro il mare, il mare dentro non dimora solo qui, essa risiede anche nel dovere della memoria che Girolamo Lo Verso s’impone. Così le pagine (soprattutto della prima parte) si animano di vicende e personaggi che catturano l’attenzione del lettore fino a farlo a sentire “dentro”, coinvolto in esilaranti momenti d’allegria, di festosità, d’ironia, in “lunghi attimi di tensione”, di drammaticità, o nella sensuale fragilità della vita in mare.

Poi, nella seconda parte, a questo stesso mare Girolamo Lo Verso si rivolge col suo piglio di studioso, osservando come il Mediterraneo, con quel suo stare in mezzo, quel suo statuto immanente e ontologico di nesso, offra figure estremamente rappresentative del mentale. Ed è proprio grazie alla profonda conoscenza che l’autore ha delle caratteristiche morfologiche, climatiche e storiche del Mediterraneo (essendoci stato a lungo dentro), ch’esso diventa metafora per ri-guardare alcuni temi centrali della ricerca gruppoanalitico-soggettuale. Come, a titolo esemplificativo, l’analogia tra quest’ultimo e il «dispositivo generativo» della vita psichica individuale (il campo mentale familiare) la cui caratteristica ideale sarebbe la configurazione aperta, ovvero la possibilità di un discreto ricambio di significati proprio come le acque del Mediterraneo con quelle dell’Atlantico; o ancora la sapiente rivisitazione del mito omerico che coglie un’interessante varietà di atteggiamenti nel carattere del noto navigatore/viaggiatore simbolicamente rappresentativi della tipologia di pazienti che è possibile incontrare in gruppo, o ancora l’idea della pratica gruppoanalitica stessa come immersione, come viaggio in profondità, a partire dalla visualizzazione delle proprie modalità relazionali in gruppo, dentro più dentro,  fino alla comprensione delle matrici d’appartenenza (in primo luogo familiari e culturali) che le hanno definite, che le mantengono, e sulla cui profonda e spesso implicita condivisione si fonda il sentimento di Sé.

C’è un mare, dunque, e dentro esso ancora mare; c’è una superficie su cui lasciare tracce evanescenti e una profondità da cui farsi tracciare, c’è la solitudine di chi vi s’immerge e la moltitudine di chi vi si affolla, c’è un mare e il suo ondeggiare, la sua furia, la sua placida risacca, c’è un mare che avvolge, accoglie e separa il sé dall’altro.

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